06 ottobre 2008

Cartolina da PORTISHEAD


lunedì 6 ottobre 2008 23.23

Si apre il portellone dell'aereo e l'aria fredda passa tra le gambe 
e nelle maniche delle giacche degli altri passeggeri, 
fino al mio naso, che da quel momento rimarrà ghiacciato. 

Poco dopo sono immersa nel buio della campagna anglosassone, un pò come Mary La Scontrosa verso la brughiera e il giardino segreto, ma con un cuore molto più caldo, che parla del solito mondo con un tassista rivoluzionario. 
Hey! quella, nella notte, ne sono certa, era la coda di una volpe.

Un letto soffice e viola, senza tanti complimenti e una mattina bagnata di pioggia, così armonica col resto. Del porridge caldo - quanto tempo - e un doveroso muffin ai mirtilli. 
Un ufficio di legno che odora ancora di nuovo, un mare marrone e tormentato, qualche ora di ritardo, altre conversazioni in altre curiose lingue, due collane nel mio stile e infine due occhi buoni che mi cercano e mi riportano a casa, per mano.

04 luglio 2008

ZURIGO night


venerdì 4 luglio 2008 12.08

Sono seduta davanti sul taxi, accanto ad una enorme valchiria svizzera che non osa parlarmi, perchè tanto non capirei - ho la faccia di una che capirebbe? -, così si limita a grugnirmi dei sorrisi mentre giochicchia con una catenina d'argento che tiene nella mano sinistra. 
E' notte e gli alberi sono bui, freschi e tranquilli. Passa una canzone di Dido alla radio. 
Cosa dovrei fare? Io la canto.

23 aprile 2008

case. cose.


mercoledì 23 aprile 2008 12.51

Da quando mi sono ritrovata a parlare inglese mischiato a spagnolo davanti ad un certo signore che per colazione mangiava la frutta sciropposa dell'albergo è stata tutta una corsa. Appena il tempo di fare una smorfia mentale per quei basettoni troppo evidenti e poi via.

Ho preso sei aerei in metà mese per conto di un lavoro che non si sa bene spiegare; ho messo i piedi per la prima volta su un'isola italiana che non avevo ancora mai raggiunto, in una stagione poco conosciuta, quando ancora piove, quando ancora è tutto verde.
 "Come l'Irlanda! - ripeteva l'irlandese incastrato seduto stretto vicino a me, mentre rideva di una risata soffiata da guinness - perfino le stesse pecore!".
Il grande e grosso tedesco con la faccia da bambino, invece, volava giù per le curve del monte commettendo infrazioni per una vita e facendoci tutti ringraziare di aver saltato il pranzo e rimaneva tra il perplesso e il divertito ripensando alle uova di pesce (o pesce-uovo, non aveva ben capito) che mi aveva rubato dal piatto.

Sono stata per due volte nella capitale, solo per il tempo di interagire con la parlata morbida di due tassisti, prendere due volte la pioggia, sedere in uno studio importante (uguale a quelli dei film di avvocati americani, con la differenza che sotto il tavolo indossavo le mie solite sneakers), vedere piazza San Pietro deserta di notte ed essere avvelenata con la carbonara di un ristornate del Gianicolo.

Qualcuno sa che la cosa mi ha portato - come ogni volta che c'è un cambiamento che non riesco a non far avvenire - qualche scompenso, agitazione e sfrenata ma pur sana isteria.
Ho perso un altro pò di fiducia nel mio voto e vinto un raffreddore coi controfiocchi, la consapevolezza di trattenermi ormai allo 0%, due cene in due diverse case nuove e un ruolo da stregatto.
Breve ma molto, molto intenso.

01 aprile 2008

PROVENZA, 1813


martedì 1 aprile 2008 11.57

1813 sono i kilometri che abbiamo percorso.
1813 le foto fatte nei quattro giorni.
1813 borse di paglia colorate.
1813 odori di spezie diverse.
1813 fragole da voler assaggiare.
1813 nuvole azzurrissime su un cielo tutto bianco.
1813 venti freddi tra i capelli.
1813 goccie grossissime in riva al mare.
1813 cavalli bianchi al galoppo.
1813 tori neri che ci osservano.
1813 fenicotteri nell'acqua bassa.
1813 doccie calde questa sera.
1813 barche ormeggiate al porto.
1813 marmellate dai gusti diversi.
1813 le crepes assaggiate.
1813 "oui" pronunciati perchè altro non si sa dire.
1813 bicchieri storti su un tavolo a colori.
1813 cozze mangiate con le patatine.
1813 stradine di una cittadina in cui ci siamo persi.
1813 ristoranti chiusi quando abbiamo fame.
1813 sguardi allo stesso tramonto.
1813 gatti che mi inseguono nell'erba.
1813 corse con il vento tra le dita.
1813 pipì che scappano quando non è il momento.
1813 montagne di sale più grandi d'Europa.
1813 finestre di un piccolo borgo di cui non ricordo il nome.
1813 panini mangiati a pranzo per risparmiare.
5-0-8-A il codice segreto da ricordare.
1813 stelle sopra la nostra testa.
1813 cespugli di lavanda ancora da fiorire.
1813 i secondi trascorsi sopra un traghetto.
1813 volte "alla rotonda seconda uscita".
1813 litigi perchè non si scherza se il mio stomaco brontola.
1813 imposte che fanno felice chiunque le guardi.
1813 gusti diversi di chupasserie.
1813 caramelle al sale che si attaccano ai denti.
1813 profumi di sapone tra cui dover scegliere.
1813 vocine inventate lungo la strada.
1813 macchine superate quando tu guidi.
1813 monete lanciate nei cesti francesi.
1813 risate quando ti guardo.
1813 bei ricordi da coccolare.

16 ottobre 2007

WANDERLUST - e passano le estati e passano gli inverni


martedì 16 ottobre 2007 17.13

Ho scritto mille volte la mia storia nella polvere, con dita sporche, stanche.
Mille volte è stata soffiata via dal vento e altre mille cancellata da chi ci ha camminato sopra.
 Ogni volta mi risiedo, incrocio le gambe, traggo un sospiro pesante e fisso per un attimo il sole. Con occhi piccoli, tra le fessure di una mano a schermo. Mi sento vecchio.
Mi aspetta un'altra notte a rigirarmi nel sonno, con le gambe che scalciano e tirano di un dolore nostalgico. Mi dicevano "crescono", ma oramai si son fermate da tanto. Eppure ancora scalciano e tirano. Un'altra notte a rigirarmi in un morbido letto o sui sassi sopra un muretto, a guardare un falcetto di luna con le gambe incrociate e il cappello sul petto.
 Ogni mare, ogni tramonto, ogni montagna e ogni deserto, una linea dell'orizzonte così inafferrabile che la inseguo da sempre.
Prima o poi mi fermo, perchè il viaggio è lungo. Perchè ho bisogno di qualcuno che mi dica che esisto, guardandomi negli occhi, tenendomi stretto. Certo, l'idea di prendermi cura mi piace, ma non la so mantenere. Ho più paura di non sentire affatto, che di sentire dolore, che il dolore passerà, come i treni a vapore.
A volte mi fermo, a volte ritorno. In posti in cui so cosa mi aspetta, cosa si mangia a tavola con chi, quali mani bagneranno le mie spalle ricurve. Aspetto finchè il vento non sbatte la porta della veranda; mi porta parole che io ci avevo scritto. E di nuovo è tempo di baciare una fronte, senza voltarsi indietro più di due volte. Prendere una strada nuova, sapendo che è la più vecchia del mondo; seguire questo enorme paradosso che mi spinge ancora avanti, per vedere dopo l'oltre.
I sogni futuri sono tanti tra le nuvole sotto le stelle, ma non esiste lusso dei progetti a lungo termine e la padella appesa allo zaino, sul fuoco cucinerà lentamente soltanto per uno. Tanti ricordi, dei lacci appesi al collo, nascosti sotto la camicia, tra le pieghe di ogni giorno. Se vogliamo un'armonica in tasca, ma non dev'essere per forza.
Non è mai tempo, ma il tempo è sempre quello, per lasciare qualcuno a salutare, per dire non ti dovevi fidare, che sono un marinaio, un lupo o un lupo di mare. Uno che di notte mentre dorme sussurra "devo andare", perchè per quanto non sempre voglia, il fatto non cambia: io devo partire.

18 maggio 2007

Baggage claim

 venerdì, 18 maggio 2007 


Il prossimo, prego.

Buongiorno. Io dovrei fare una denuncia, mi hanno detto di venire qui…

Per smarrimento bagagli, danni alla merce o al bagaglio stesso o ritiro di bagagli spediti al magazzino aeroportuale compili prima il modulo rosa che trova nella bacheca qui a fianco grazie.

No, mi scusi, veramente io non ho smarrito il bagaglio…

Per le denuncie di furto qui in aeroporto si deve rivolgere allo sportello della polizia aeroportuale.

No, no, non mi hanno derubato.

Allora come posso esserle utile?

Mah, non so, me lo chiedo anch’io. Ma vede… il fatto è… che a me hanno smarrito il passeggero.

Mi scusi?

Hanno smarrito un passeggero.

Questo non è possibile. Tutti i passeggeri vengono controllati all’imbarco e dopo l’atterraggio. Anche nei possibili scali. Se la persona che aspettava non è arrivata, significa che non era sul volo dall’inizio. L’avrà perduto o magari l’avrà sostituito senza avvisarla.

No, no guardi… In realtà una persona è arrivata…

E allora di cosa stiamo parlando, scusi? Vuol farmi perdere tempo? Se permette dietro di lei c’è una fila di persone che attendono. Se gentilmente può farsi da parte…

No, aspetti, mi ascolti. Vede, la persona che attendevo è arrivata. Con documenti e timbri sul passaporto che lo dimostrano, ma… non è lei. Non è la stessa persona.

Dio mio… mi creda, sto davvero facendo uno sforzo per capirla. Si può spiegare meglio?

Beh, non so nemmeno io cosa sia potuto succedere. Stamattina mi sono svegliato e sono venuto qui all’aeroporto convinto di prelevare una persona che ho salutato qualche mese fa. Ho controllato l’ora, il volo, che non ci fossero ritardi, sono andato all’uscita del gate dal quale era annunciato l’arrivo dopo il recupero bagagli… e ho trovato solo lei.

Chi?

Quella ragazza leggiù, la vede? Quella là, con i capelli castani e la felpa azzurra. E’ lei… eppure non è lei. Perciò mi sono convinto che l’avete smarrita.

… … lei è sicuro di quello che sta dicendo?

Beh, si, insomma, la guardi! No, ovviamente lei non la conosceva prima. Però ha perfino un foglio di referenze che le ha fatto una scuola, pare che abbia lavorato per loro. Non può corrispondere! Lei è… un’altra cosa! Mi creda, io non so cosa sia successo, ma rivoglio indietro il mio passeggero.

Ho paura che non possiamo fare niente per lei. Arrivederci. Il prossimo, prego.

No, aspetti, scusi, ma io come faccio?

Mi spiace. Il prossimo, prego.

Senta, ma io questa… come faccio? Dove la lascio adesso?

Prego, il prossimo! Signora? Mi dica, prego.

28 aprile 2007

DIRETTA DAL DOWN UNDER - Snow White and too many dwarfs

sabato, 28 aprile 2007 

In questa classe ce n'é uno per tipo, dai più rari esemplari di bambino ai più comuni.

Siamo forniti di: il Buono, la Capoclasse, il Genio, la Serpe, il Pisolo, il Pauroso, la Mascellona, il Tenerone, la Capetta, la Perfida, l'Effemminato, la Tosta Maschiaccio, il Clown, l'Iperattivo, la Figlia d'arte, l'Emotivo, la Strana, la Cozza, il Fighetto, la Sbadata, l'Inclassificabile, l'Educata, la Casalinga Perfetta, l'Esplora Naso, Testa d'Uovo, la Timda, la Futura Presidentessa di Stato e il Bullo Picchiatutti.

Girando fra i banchi, é interessante vedere le varie combinazioni che si formano.
Ad esempio, vincono la coppia di migliori amici dell'anno la Tosta Maschiaccio, che trascina tre bicilette con tre bambini sopra al colpo e l'Effemminato, che sculetta su una pila di pneumatici come fosse sul cubo.
Inseparabile é il trio Genio-Fighetto-Iperattivo, dove, ovviamente, il Genio é quello che si salva sempre lasciando nei guai gli altri due.
La Casalinga e la Presidentessa lavorano incessantemente al loro progetto di un nuovo mondo ideale, affiancate dai corrispettivi "boyfriends", il Bullo Picchiatutti e il Tenerone.

Ad ogni modo, questi nani ieri mi hanno preparato un party a sorpresa.
Ancora non mi capacito di come una banda di seienni e settenni poco più che pannolosi sia riuscita a tenere il segreto per un'intera settimana e a farmela sotto il naso.
Non sanno neanche allacciarsi le scarpe, ma mi hanno fatto preparare una torta con su scritto "Arivaderci L. e grazi!". Una torta a strati bianchi, rossi e verdi.
E le bevande? Vogliamo parlare delle bevande? Spiders composte da una pallina di gelato e gassosa  per il bianco, succo d'arancia rossa per il rosso e una roba verde per il verde che quando li mixi, tutto si schiumizza così divertentemente che non puoi fare a meno di ridere. Ovviamente da guarnire con un marshmallow, che se no che tradizione é.
Mi hanno disegnata e colorata con la maglia del team quackero e rigorosamente coi lacci uno diverso dall'altro.
Poi mi hanno sommersa con una valanga di suggerimenti e auguri interessanti:
"quando prendi l'aereo dall'Italia per tornare qui, allora spero che tu abbia un buon volo";
"perché non ti compri una casa qui?";
"quando ritorni l'anno prossimo, ti devi ricordare che noi saremo in seconda elementare e non saremo più qui, ma nell'altro edificio. Te lo devi ricordare, altrimenti non ci trovi!";
"perché non ti sposi e vivi qui? ma ti puoi sposare con gli anni che hai?"

... tzé, mocciosi.