Oggi sono andata per uffici. Volevo assolutamente partecipare come painter al festival dei fiori che si svolgerà qui a Chiang Mai il prossimo weekend.
All'inizio sono andata per uffici turistici per capire chi lo organizzava, nessuno lo sapeva. E' un festival famoso con cadenza annuale... Mi pareva impossibile che nessuno sapesse chi organizza. Mi hanno rimbalzato per vari uffici, forse per scoraggiarmi, chissà, ma non sanno che venendo dall'Italia ho già in dotazione un buon allenamento.
Ogni persona con cui parlavo iniziava titubante, ma poi capiva e vedeva ciò che faccio, si entusiasmava e mi indicava il passaggio successivo. Quindi non ho mollato.
Quando sono arrivata all'ufficio del capo della polizia municipale ormai avevo raccolto un bel gruppetto di curiosi che mi seguiva per vedere come andava a finire la storia. Immaginateveli: chi in divisa da vigile, chi in completo da lavoro, ma poiché non tengono le scarpe in ufficio, tutti con ai piedi delle ciabattine e calzini dalle fantasie più strampalate: paperelle, donuts glassati e dolcetti, balenottere, fette d'arancia, stelle comete e pianeti.
Una volta entrata, sono bastati 2 secondi, il tempo di permettergli di squadrarmi dalla testa ai piedi e dai piedi alla testa. "No" ha detto, guardandomi dritta negli occhi. Non ha chiesto di cosa mi occupassi, non ha visto nemmeno una foto dei miei lavori. Il mio interprete per l'inglese, recuperato in uno dei molti passaggi, ha provato a spiegare, ma è stato interrotto a metà frase. "No" ha ripetuto, senza staccare gli occhi dai miei. Senza una spiegazione, semplicemente no. E contate che nella cultura asiatica un "no" si evita volentieri, per educazione. Piuttosto si evita di rispondere.Mi sono immediatamente apparse in testa le parole della mia capa del festival, quando mi ha salutata: "please, take care of you", mi stava dicendo e io le ho sorriso con forse un po' di leggerezza e ho risposto: "of course!". Ma lei ha rimarcato: "No, you don't understand. Be aware of the colour of your skin and your eye shape. Please, be safe okay?“ Lí per lì ho pensato ad una particolare premura e l'ho accolta con tenerezza. Il fatto, poi, di non sentirmi minacciata o spaventata durante questo viaggio ha poi relegato in un cassettino quelle parole. Di fronte a quel capo della municipale ho compreso esattamente cosa intendesse. Non sei una thai, saranno gentili finché starai al tuo posto, ovvero farai la turista.
Quindi niente... Che posso aggiungere? Siamo in ballo... e balliamo!