venerdì 14 aprile 2006 0.13
Praga va di fretta.
E' questa la prima cosa che non posso fare a meno di notare.
Come se si fosse accorta di aver passato del tempo solo sonnecchiando placida
nei riflessi della sua Moldava e ora si sentisse in dovere di recuperare. Tutto
dice "dai! dai! dai!".
Scovo la corsa di Praga nell'ascensore che ti stritola se non ci sali più che in
fretta, nelle scale mobili della metro, che ci metti su un piede, l'altro si ritrova già 4 gradini dopo e la valigia è ormai solo un puntino
laggiù, nel cameriere che ti recupera in strada, decide che è
proprio lì che volevi mangiare, ti leva la giacca, ti versa da bere, ti toglie
il piatto da davanti prima ancora che tu abbia mandato giù, conto, grazie,
arrivederci, scusi, permette? ha ancora la mia forchetta in mano e ti ritrovi
di nuovo sotto l'acqua con la lingua ustionata dalla zuppa. Nei semafori che diventano verdi giusto il tempo che tu
scenda dal marciapiede, poi di nuovo rosso. Il segnale per i ciechi non sapeva
più che suono emettere. Impazziva.
Negli autobus che pare di stare sulle montagne russe perchè
ad ogni curva tutta la gente si inclina e fa "ooooh!". Stavo anche
diventando bravina ad evitare gli oggetti contundenti che volavano.
Nei biglietti dei musei che riportano un orario previsto e
calcolato al minuto per il numero di sale e cose da vedere: 14.00-14.27
sinagoga ebraica e cimitero 14.28-14.52 sala delle cerimonie, 14.53-15.41
castello, 15.42-16.04 chiesa di San Vito, 16.05-16.23 biblioteca e vicolo
retrostante. Si sconsiglia di superare la soglia delle 2 o 3 foto per non perdere
il ritmo di marcia e la concentrazione. Se hai fame, sete... cavoli tuoi. Se ti
scappa la pipì, cavoli tuoi. Nei giorni di pioggia è prevista un'elasticità di
massimo un paio di minuti, dovuta all'apertura e chiusura di eventuali
ombrelli, a nostro avviso comunque evitabili.
In una casa che il giorno prima avevo notato per i bei
graffiti e disegni, il giorno dopo non c'era più. Nessun atto terroristico,
pare. Al suo posto solo un'ultima ruspa e qualche residuo di muro sventrato qua
e là. In un suonatore di strada che scompare nel giro della
decisione di dargli un soldino, che soldino.
Per il resto, si, si, splendore di città. Senza ironia.
Un'atmosfera tutta sua, bellissima.
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