12 aprile 2007

DIRETTA DAL DOWN UNDER - the moneyshot (...and she'll be apples).

 giovedì, 12 aprile 2007

Cosa ci vuole?
Eh, cosa ci vuole...

Innanzitutto ci vuole una meta. Ma non una qualsiasi, quella che proprio avevi visto in una foto nell'agenzia di viaggi, su una cartolina di un negozio per turisti.
Quindi ci vuole una strada per arrivare alla meta. Ma non una strada qualsiasi, una strada con un nome famoso, che comincia con un arco di legno, costruita da qualche antenato, che percorre la costa e curva in mezzo al verde.
Per percorrere la strada ci vuole una macchina. Ma non una qualsiasi, una vecchia Ford Fairlane rosa deciso, che perde i cerchioni per strada, che ha il radiatore da cambiare, che solo da dentro si possono aprire le portiere tranne una, che ha i finestrini che si tirano su proprio tirando il vetro su con le dita, col tettuccio apribile, quello davvero, che per guidarla serve la patente nautica.
E per guidarla, servono gli autisti, piu' di uno a darsi il cambio. E poi ci sono i passeggeri. Diciamo un bel mix: un fratello, una sorella, un francese e un'italiana. [
No, non e' una barzelletta.]

Il resto viene un po' da se', se si e' davvero fortunati. O perlomeno, se si e' convinti di esserlo.

Come un koala che chi l'ha detto che sono timidi e riservati, che fa la pipi' quasi in testa ad un turista.
Come un punto panoramico lungo la via, che se sali sul muretto e pieghi la testa allora tutto l'oceano puo' caderti addosso.
Come musica dal lettore mp3 che si puo' sapere cosa diavolo stiamo ascoltando?
Come del cibo, basta che sia economico.
Come una spiaggia che fa cosi' caldo ed e' impossibile non fermarsi, anche se non ho esattamente un costume, che magari ne compro un pezzo che e' per veri fichi e l'altro pezzo faccio finta che lo sia.
Come un orecchino che si perde tra le onde gelate.
Come una casetta lungo la via proprio in cima alla collina a picco sull'oceano, con una veranda azzurra e erba tutto intorno, che non puo' essere davvero questa per cosi' pochi soldi, che non puo' essere davvero questa dove passiamo la notte, perche' se lo e', allora jackpot.
Come un modesto barbecue di surf&turf da mangiare con le mani, con il vento che sposta i tovaglioli, con la sera che arriva da la' in fondo, lontano, che invece e' gia' subito qui e allora si accendono le piccole lucine di un profilo bianco esagonale.
Come una nave, unico puntino luminoso a segnare un orizzonte tutto nero.
Come una notte che ci siamo solo noi, che forse e' una casa stregata, con una pendola inquietante che segna i quarti d'ora 
e invece chiudere gli occhi col rumore delle onde, col rumore dell'acqua sulla roccia, col rumore del tuo respiro, con due coperte e la schiena scoperta.
Come una colazione che avevate detto alle otto e mezza e qui il blu e' blu, percio' otto e mezza sia. Con talmente tante uova per chi le aveva ordinate e talmente poco pane per chi invece no.
Come la meta stessa, che il nome decanta Dodici e invece sono solo Sette, che le cartoline comunque non le rendono giustizia, perche' non si puo' annusare e ascoltare quanto bello e'.
Come ops, non abbiamo quasi piu' carburante e siamo sperduti nel nulla e la prossima cittadina e' a tre quarti d'ora di strada, allora proviamo a metterci un altro carburante a caso e vediamo se funziona, che ovviamente poi non funziona ed esce solo fumo che quasi saltiamo in aria, ma alla cittadina per miracolo ci arrivamo lo stesso.
Come un altro tramonto sulla strada dritta e deserta del ritorno, con la terra rossa ai lati e la polvere che si alza e si infila tra i capelli e nei vestiti rimasti salati, giusto nel tempo di un'ultima foto da fare.
Come ancora del cibo, basta che sia economico. Magari vietnamita.
Come gli occhi che si chiudono sui grandi sedili di pelle e la mia testa sulla tua spalla, tra le luci rosse dei semafori.

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