venerdì, 06 aprile 2007
Tendono a mimetizzarsi, ma se si presta attenzione non é poi così difficile avvistarli.
Ieri, mentre camminavo su per una delle tante ripidissime salite che ci sono qui e scommettevo su quale delle due paleolitiche Volvo col primo cambio automatico non ce l'avrebbe fatta ad arrivare in cima, se la rosso-ruggine o la verde-stagno, ne ho visto un altro.
Se ne stava parcheggiato silenzioso sotto un eucalipto e guardava fuori.
Ci sono questi uomini, in questo Paese lontano, che, prima di tornare a casa dal lavoro o magari prima di scaricare la spesa o di ritorno da una visita ad un amico o una bevuta al pub, restano in macchina. Aspettano.
Si guardano intorno, ripercorrono da lontano il tragitto del fiume, con occhi calmi un pò spenti, con il pugno ancora chiuso sul freno a mano. Forse pensano, mentre nel bagagliaio il gelato alla vaniglia si scioglie inesorabilmente. Alcuni fumano la sigaretta proibita dalla moglie. Altri, come il nostro GranHacca, ascoltano la radio e rimangono a sentire la fine del programma anche dopo aver girato la chiave. Si prendono il loro tempo, ritagliano uno spicchio di immobile, tranquilla solitudine, prima di percorrere quei dieci passi del giardino e tornare in scena.
A volte si addormentano pure, così capita che sia il vicino a bussare sul finestrino o ad avvisare direttamente a casa che il GranHacca non si é perso tra i cespugli, bensì riposa saporitamente.
Dato che c'ero, ho provato anch'io. Una volta arrivata a casa, mi sono seduta sull'ultimo gradino della veranda e ho lasciato che il lettore percorresse la mezza canzone e poi un'altra. E si sta bene. Ci si accorge di quanti gradini ha in totale la veranda, che uno é un pò sbilenco e avrebbe bisogno di una riverniciata. Di che colore sono esattamente le rose. Che anche il vicino indossa le scarpe che fanno qui e cammina leggermente piegato indietro per sostenere la pancia. Che nel parco oltre la strada alcuni ragazzi si acrobatiscono con lo skateboard. Che i tetti sono tutti diversi. Che, laggiù in fondo, si vedono il fiume e la baia.
Ieri, mentre camminavo su per una delle tante ripidissime salite che ci sono qui e scommettevo su quale delle due paleolitiche Volvo col primo cambio automatico non ce l'avrebbe fatta ad arrivare in cima, se la rosso-ruggine o la verde-stagno, ne ho visto un altro.
Se ne stava parcheggiato silenzioso sotto un eucalipto e guardava fuori.
Ci sono questi uomini, in questo Paese lontano, che, prima di tornare a casa dal lavoro o magari prima di scaricare la spesa o di ritorno da una visita ad un amico o una bevuta al pub, restano in macchina. Aspettano.
Si guardano intorno, ripercorrono da lontano il tragitto del fiume, con occhi calmi un pò spenti, con il pugno ancora chiuso sul freno a mano. Forse pensano, mentre nel bagagliaio il gelato alla vaniglia si scioglie inesorabilmente. Alcuni fumano la sigaretta proibita dalla moglie. Altri, come il nostro GranHacca, ascoltano la radio e rimangono a sentire la fine del programma anche dopo aver girato la chiave. Si prendono il loro tempo, ritagliano uno spicchio di immobile, tranquilla solitudine, prima di percorrere quei dieci passi del giardino e tornare in scena.
A volte si addormentano pure, così capita che sia il vicino a bussare sul finestrino o ad avvisare direttamente a casa che il GranHacca non si é perso tra i cespugli, bensì riposa saporitamente.
Dato che c'ero, ho provato anch'io. Una volta arrivata a casa, mi sono seduta sull'ultimo gradino della veranda e ho lasciato che il lettore percorresse la mezza canzone e poi un'altra. E si sta bene. Ci si accorge di quanti gradini ha in totale la veranda, che uno é un pò sbilenco e avrebbe bisogno di una riverniciata. Di che colore sono esattamente le rose. Che anche il vicino indossa le scarpe che fanno qui e cammina leggermente piegato indietro per sostenere la pancia. Che nel parco oltre la strada alcuni ragazzi si acrobatiscono con lo skateboard. Che i tetti sono tutti diversi. Che, laggiù in fondo, si vedono il fiume e la baia.
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