16 ottobre 2007

WANDERLUST - e passano le estati e passano gli inverni


martedì 16 ottobre 2007 17.13

Ho scritto mille volte la mia storia nella polvere, con dita sporche, stanche.
Mille volte è stata soffiata via dal vento e altre mille cancellata da chi ci ha camminato sopra.
 Ogni volta mi risiedo, incrocio le gambe, traggo un sospiro pesante e fisso per un attimo il sole. Con occhi piccoli, tra le fessure di una mano a schermo. Mi sento vecchio.
Mi aspetta un'altra notte a rigirarmi nel sonno, con le gambe che scalciano e tirano di un dolore nostalgico. Mi dicevano "crescono", ma oramai si son fermate da tanto. Eppure ancora scalciano e tirano. Un'altra notte a rigirarmi in un morbido letto o sui sassi sopra un muretto, a guardare un falcetto di luna con le gambe incrociate e il cappello sul petto.
 Ogni mare, ogni tramonto, ogni montagna e ogni deserto, una linea dell'orizzonte così inafferrabile che la inseguo da sempre.
Prima o poi mi fermo, perchè il viaggio è lungo. Perchè ho bisogno di qualcuno che mi dica che esisto, guardandomi negli occhi, tenendomi stretto. Certo, l'idea di prendermi cura mi piace, ma non la so mantenere. Ho più paura di non sentire affatto, che di sentire dolore, che il dolore passerà, come i treni a vapore.
A volte mi fermo, a volte ritorno. In posti in cui so cosa mi aspetta, cosa si mangia a tavola con chi, quali mani bagneranno le mie spalle ricurve. Aspetto finchè il vento non sbatte la porta della veranda; mi porta parole che io ci avevo scritto. E di nuovo è tempo di baciare una fronte, senza voltarsi indietro più di due volte. Prendere una strada nuova, sapendo che è la più vecchia del mondo; seguire questo enorme paradosso che mi spinge ancora avanti, per vedere dopo l'oltre.
I sogni futuri sono tanti tra le nuvole sotto le stelle, ma non esiste lusso dei progetti a lungo termine e la padella appesa allo zaino, sul fuoco cucinerà lentamente soltanto per uno. Tanti ricordi, dei lacci appesi al collo, nascosti sotto la camicia, tra le pieghe di ogni giorno. Se vogliamo un'armonica in tasca, ma non dev'essere per forza.
Non è mai tempo, ma il tempo è sempre quello, per lasciare qualcuno a salutare, per dire non ti dovevi fidare, che sono un marinaio, un lupo o un lupo di mare. Uno che di notte mentre dorme sussurra "devo andare", perchè per quanto non sempre voglia, il fatto non cambia: io devo partire.

18 maggio 2007

Baggage claim

 venerdì, 18 maggio 2007 


Il prossimo, prego.

Buongiorno. Io dovrei fare una denuncia, mi hanno detto di venire qui…

Per smarrimento bagagli, danni alla merce o al bagaglio stesso o ritiro di bagagli spediti al magazzino aeroportuale compili prima il modulo rosa che trova nella bacheca qui a fianco grazie.

No, mi scusi, veramente io non ho smarrito il bagaglio…

Per le denuncie di furto qui in aeroporto si deve rivolgere allo sportello della polizia aeroportuale.

No, no, non mi hanno derubato.

Allora come posso esserle utile?

Mah, non so, me lo chiedo anch’io. Ma vede… il fatto è… che a me hanno smarrito il passeggero.

Mi scusi?

Hanno smarrito un passeggero.

Questo non è possibile. Tutti i passeggeri vengono controllati all’imbarco e dopo l’atterraggio. Anche nei possibili scali. Se la persona che aspettava non è arrivata, significa che non era sul volo dall’inizio. L’avrà perduto o magari l’avrà sostituito senza avvisarla.

No, no guardi… In realtà una persona è arrivata…

E allora di cosa stiamo parlando, scusi? Vuol farmi perdere tempo? Se permette dietro di lei c’è una fila di persone che attendono. Se gentilmente può farsi da parte…

No, aspetti, mi ascolti. Vede, la persona che attendevo è arrivata. Con documenti e timbri sul passaporto che lo dimostrano, ma… non è lei. Non è la stessa persona.

Dio mio… mi creda, sto davvero facendo uno sforzo per capirla. Si può spiegare meglio?

Beh, non so nemmeno io cosa sia potuto succedere. Stamattina mi sono svegliato e sono venuto qui all’aeroporto convinto di prelevare una persona che ho salutato qualche mese fa. Ho controllato l’ora, il volo, che non ci fossero ritardi, sono andato all’uscita del gate dal quale era annunciato l’arrivo dopo il recupero bagagli… e ho trovato solo lei.

Chi?

Quella ragazza leggiù, la vede? Quella là, con i capelli castani e la felpa azzurra. E’ lei… eppure non è lei. Perciò mi sono convinto che l’avete smarrita.

… … lei è sicuro di quello che sta dicendo?

Beh, si, insomma, la guardi! No, ovviamente lei non la conosceva prima. Però ha perfino un foglio di referenze che le ha fatto una scuola, pare che abbia lavorato per loro. Non può corrispondere! Lei è… un’altra cosa! Mi creda, io non so cosa sia successo, ma rivoglio indietro il mio passeggero.

Ho paura che non possiamo fare niente per lei. Arrivederci. Il prossimo, prego.

No, aspetti, scusi, ma io come faccio?

Mi spiace. Il prossimo, prego.

Senta, ma io questa… come faccio? Dove la lascio adesso?

Prego, il prossimo! Signora? Mi dica, prego.

28 aprile 2007

DIRETTA DAL DOWN UNDER - Snow White and too many dwarfs

sabato, 28 aprile 2007 

In questa classe ce n'é uno per tipo, dai più rari esemplari di bambino ai più comuni.

Siamo forniti di: il Buono, la Capoclasse, il Genio, la Serpe, il Pisolo, il Pauroso, la Mascellona, il Tenerone, la Capetta, la Perfida, l'Effemminato, la Tosta Maschiaccio, il Clown, l'Iperattivo, la Figlia d'arte, l'Emotivo, la Strana, la Cozza, il Fighetto, la Sbadata, l'Inclassificabile, l'Educata, la Casalinga Perfetta, l'Esplora Naso, Testa d'Uovo, la Timda, la Futura Presidentessa di Stato e il Bullo Picchiatutti.

Girando fra i banchi, é interessante vedere le varie combinazioni che si formano.
Ad esempio, vincono la coppia di migliori amici dell'anno la Tosta Maschiaccio, che trascina tre bicilette con tre bambini sopra al colpo e l'Effemminato, che sculetta su una pila di pneumatici come fosse sul cubo.
Inseparabile é il trio Genio-Fighetto-Iperattivo, dove, ovviamente, il Genio é quello che si salva sempre lasciando nei guai gli altri due.
La Casalinga e la Presidentessa lavorano incessantemente al loro progetto di un nuovo mondo ideale, affiancate dai corrispettivi "boyfriends", il Bullo Picchiatutti e il Tenerone.

Ad ogni modo, questi nani ieri mi hanno preparato un party a sorpresa.
Ancora non mi capacito di come una banda di seienni e settenni poco più che pannolosi sia riuscita a tenere il segreto per un'intera settimana e a farmela sotto il naso.
Non sanno neanche allacciarsi le scarpe, ma mi hanno fatto preparare una torta con su scritto "Arivaderci L. e grazi!". Una torta a strati bianchi, rossi e verdi.
E le bevande? Vogliamo parlare delle bevande? Spiders composte da una pallina di gelato e gassosa  per il bianco, succo d'arancia rossa per il rosso e una roba verde per il verde che quando li mixi, tutto si schiumizza così divertentemente che non puoi fare a meno di ridere. Ovviamente da guarnire con un marshmallow, che se no che tradizione é.
Mi hanno disegnata e colorata con la maglia del team quackero e rigorosamente coi lacci uno diverso dall'altro.
Poi mi hanno sommersa con una valanga di suggerimenti e auguri interessanti:
"quando prendi l'aereo dall'Italia per tornare qui, allora spero che tu abbia un buon volo";
"perché non ti compri una casa qui?";
"quando ritorni l'anno prossimo, ti devi ricordare che noi saremo in seconda elementare e non saremo più qui, ma nell'altro edificio. Te lo devi ricordare, altrimenti non ci trovi!";
"perché non ti sposi e vivi qui? ma ti puoi sposare con gli anni che hai?"

... tzé, mocciosi. 

22 aprile 2007

DIRETTA DAL DOWN UNDER - for we are young and Vegemited

 Domenica, 22 aprile 2007

Adesso lo so.
Sono pronta.
La consapevolezza nasce dall'interno, sono certa che é così. E' giunta l'ora.
Non si può mai dire quando accadrà, la preparazione fisica e mentale é un percorso diverso per ognuno di noi.
Ma se stamattina a colazione sono riuscita a ingurgitare due porzioni e mezza di fagioli, burro, pancetta e pomodoro praticamente dalla padella, come faceva Terence Hill nei suoi film, allora questo é il segno. Non sono riuscita a mescolarci insieme anche un bicchiere di latte completamente intero, diretto dalla mucca, era un pò troppo per me. Ma ho fatto dell'altro. Peggio. Direttamente dalla bottiglia ho mandato giù quattro bei sorsi di succo all'arancia/rapa/carota. Ovviamente qui usano i succhi concentrati: 27 gocce da diluire in un litro d'acqua. E io non l'ho deconcentrato.
Quindi mi preparo per l'ultimo gradino. Il mio rito di iniziazione si sta per concludere raggiungendo la meta.
Da domani la spalmerò sui miei toast, lei:
Il Velo di VEGEMITE!  

(pelle d'oca sugli avambracci)

Cosa vuol dire Vegemite?
Vegemite é l'unità di misura di quanto veramente sei abitante indigeno di questo posto. Tutti qui mangiano Vegemite: dai neonati in culla che se la ciucciano beati dal biberon, alle nonne che la assaporano sulle tartine insieme al té e ai biscotti.
La parola "Vegemite" non é ancora presente nell'inno, ma si stanno adoperando per introdurla. La Vegemite, in compenso, fa parte del patrimonio e della cultura nazionali il che significa che ha la stessa importanza dei Parchi Naturalistici.
Se sei masculo, la somma del numero dei toast che mangi alla mattina e il numero medio dei millimetri di Vegemite presente appena sopra lo strato di burro fanno di te l'uomo sub-australo che sei. Ci sono due modi per capire se sei un uomo vero: la quantità di fumo che proviene dalle gomme fuse della tua macchina mentre giri in tondo in un parcheggio vuoto urlando con la testa fuori dal finestrino e la Vegemite.
Ma cos'é esattamente la Vegemite?
Ingredienti: sale, concentrato di fogliame e verdura macerata, sale. Da conservare un pò dove vi pare, anche sotto il guanciale la notte, tanto il contenuto altamente tossico fa si che le muffe non si azzardino nemmeno a pensare di arrivarci vicino. La Vegemite non può andare a male, perché peggio di così...
Da NON consumarsi preferibilmente, ma solo se proprio dovete.

12 aprile 2007

DIRETTA DAL DOWN UNDER - the moneyshot (...and she'll be apples).

 giovedì, 12 aprile 2007

Cosa ci vuole?
Eh, cosa ci vuole...

Innanzitutto ci vuole una meta. Ma non una qualsiasi, quella che proprio avevi visto in una foto nell'agenzia di viaggi, su una cartolina di un negozio per turisti.
Quindi ci vuole una strada per arrivare alla meta. Ma non una strada qualsiasi, una strada con un nome famoso, che comincia con un arco di legno, costruita da qualche antenato, che percorre la costa e curva in mezzo al verde.
Per percorrere la strada ci vuole una macchina. Ma non una qualsiasi, una vecchia Ford Fairlane rosa deciso, che perde i cerchioni per strada, che ha il radiatore da cambiare, che solo da dentro si possono aprire le portiere tranne una, che ha i finestrini che si tirano su proprio tirando il vetro su con le dita, col tettuccio apribile, quello davvero, che per guidarla serve la patente nautica.
E per guidarla, servono gli autisti, piu' di uno a darsi il cambio. E poi ci sono i passeggeri. Diciamo un bel mix: un fratello, una sorella, un francese e un'italiana. [
No, non e' una barzelletta.]

Il resto viene un po' da se', se si e' davvero fortunati. O perlomeno, se si e' convinti di esserlo.

Come un koala che chi l'ha detto che sono timidi e riservati, che fa la pipi' quasi in testa ad un turista.
Come un punto panoramico lungo la via, che se sali sul muretto e pieghi la testa allora tutto l'oceano puo' caderti addosso.
Come musica dal lettore mp3 che si puo' sapere cosa diavolo stiamo ascoltando?
Come del cibo, basta che sia economico.
Come una spiaggia che fa cosi' caldo ed e' impossibile non fermarsi, anche se non ho esattamente un costume, che magari ne compro un pezzo che e' per veri fichi e l'altro pezzo faccio finta che lo sia.
Come un orecchino che si perde tra le onde gelate.
Come una casetta lungo la via proprio in cima alla collina a picco sull'oceano, con una veranda azzurra e erba tutto intorno, che non puo' essere davvero questa per cosi' pochi soldi, che non puo' essere davvero questa dove passiamo la notte, perche' se lo e', allora jackpot.
Come un modesto barbecue di surf&turf da mangiare con le mani, con il vento che sposta i tovaglioli, con la sera che arriva da la' in fondo, lontano, che invece e' gia' subito qui e allora si accendono le piccole lucine di un profilo bianco esagonale.
Come una nave, unico puntino luminoso a segnare un orizzonte tutto nero.
Come una notte che ci siamo solo noi, che forse e' una casa stregata, con una pendola inquietante che segna i quarti d'ora 
e invece chiudere gli occhi col rumore delle onde, col rumore dell'acqua sulla roccia, col rumore del tuo respiro, con due coperte e la schiena scoperta.
Come una colazione che avevate detto alle otto e mezza e qui il blu e' blu, percio' otto e mezza sia. Con talmente tante uova per chi le aveva ordinate e talmente poco pane per chi invece no.
Come la meta stessa, che il nome decanta Dodici e invece sono solo Sette, che le cartoline comunque non le rendono giustizia, perche' non si puo' annusare e ascoltare quanto bello e'.
Come ops, non abbiamo quasi piu' carburante e siamo sperduti nel nulla e la prossima cittadina e' a tre quarti d'ora di strada, allora proviamo a metterci un altro carburante a caso e vediamo se funziona, che ovviamente poi non funziona ed esce solo fumo che quasi saltiamo in aria, ma alla cittadina per miracolo ci arrivamo lo stesso.
Come un altro tramonto sulla strada dritta e deserta del ritorno, con la terra rossa ai lati e la polvere che si alza e si infila tra i capelli e nei vestiti rimasti salati, giusto nel tempo di un'ultima foto da fare.
Come ancora del cibo, basta che sia economico. Magari vietnamita.
Come gli occhi che si chiudono sui grandi sedili di pelle e la mia testa sulla tua spalla, tra le luci rosse dei semafori.

06 aprile 2007

DIRETTA DAL DOWN UNDER - waltzing matilda

 venerdì, 06 aprile 2007

Tendono a mimetizzarsi, ma se si presta attenzione non é poi così difficile avvistarli.
Ieri, mentre camminavo su per una delle tante ripidissime salite che ci sono qui e scommettevo su quale delle due paleolitiche Volvo col primo cambio automatico non ce l'avrebbe fatta ad arrivare in cima, se la rosso-ruggine o la verde-stagno, ne ho visto un altro.
Se ne stava parcheggiato silenzioso sotto un eucalipto e guardava fuori.
Ci sono questi uomini, in questo Paese lontano, che, prima di tornare a casa dal lavoro o magari prima di scaricare la spesa o di ritorno da una visita ad un amico o una bevuta al pub, restano in macchina. Aspettano.
Si guardano intorno, ripercorrono da lontano il tragitto del fiume, con occhi calmi un pò spenti, con il pugno ancora chiuso sul freno a mano. Forse pensano, mentre nel bagagliaio il gelato alla vaniglia si scioglie inesorabilmente. Alcuni fumano la sigaretta proibita dalla moglie. Altri, come il nostro GranHacca, ascoltano la radio e rimangono a sentire la fine del programma anche dopo aver girato la chiave. Si prendono il loro tempo, ritagliano uno spicchio di immobile, tranquilla solitudine, prima di percorrere quei dieci passi del giardino e tornare in scena.
A volte si addormentano pure, così capita che sia il vicino a bussare sul finestrino o ad avvisare direttamente a casa che il GranHacca non si é perso tra i cespugli, bensì riposa saporitamente.
Dato che c'ero, ho provato anch'io. Una volta arrivata a casa, mi sono seduta sull'ultimo gradino della veranda e ho lasciato che il lettore percorresse la mezza canzone e poi un'altra. E si sta bene. Ci si accorge di quanti gradini ha in totale la veranda, che uno é un pò sbilenco e avrebbe bisogno di una riverniciata. Di che colore sono esattamente le rose. Che anche il vicino indossa le scarpe che fanno qui e cammina leggermente piegato indietro per sostenere la pancia. Che nel parco oltre la strada alcuni ragazzi si acrobatiscono con lo skateboard. Che i tetti sono tutti diversi. Che, laggiù in fondo, si vedono il fiume e la baia.

02 aprile 2007

DIRETTA DAL DOWN UNDER - swapping the Under World (coccodrilli nelle fogne)

 lunedì, 02 aprile 2007

In questo rustico Paese le ragazze vengono portate a passeggiare per le fogne.
"Ti va di uscire insieme venerdi sera? Vedrai, ti porto in un posto speciale!"
Attenzione. 
Eppure c'é sempre una prima volta.
E così la malcapitata si ritrova a dover saltare da una parte all'altra della canaletta puzzolente per evitare i tratti ricoperti di slime e a farsi luce col cellulare per non finirci dentro fino ai polpacci.
"Non preoccuparti, tanto é illuminato, là sotto", viene detto alla malcapitata, "ci vengono anche organizzate delle visite guidate, ogni tanto". Una volta visto di che razza di posticino si tratta, viene da chiedersi chi diavolo é che la domenica mattina dice alla moglie: "Lo sai cosa facciamo oggi, darling? Ci ho prenotato un tour guidato nelle fogne! Ripercorreremo l'intero tragitto e finalmente sapremo dove va a finire lo shampoo della nostra doccia! La brochure dice <potrete anche soffermarvi per un breve spuntino con la fauna locale, composta da ragni e pantegane.> Non sei ultracontenta, cara? Non sprizzi di gioia?"
Camminando tra le muffe e i licheni, ad un certo punto, si arriva al pezzo forte. Si preparino le macchine fotografiche per la grande attrazione: gli scantinati di MacDonalds! Davanti ai vostri occhi, sospese per aria in una rete metallica, appaiono le provviste di cheeseburger, ketchup, mayonnaise e pataspecial a prendersi tutti i suffumigi delle condutture e a condirsi per bene col prezioso ingrediente segreto: l'aroma di malsanità. [Improvvisamente é lampante, non é mai stato così chiaro: ecco cosa rende gli happy meal così unicamente gustosi.]
C'é poi un altra chicca, ma questa é proprio per i romanticonissimi. Se si alza il naso tappato verso il soffitto, oltre alle crepe e ai nidi scagazzati di piccione, si intravede una grata arrugginita. Oltre la grata arrugginita, un pezzetto di cielo. E' lì e lì soltanto che si apprezza veramente lo smog della superficie.
Alla fine succede l'insperato: fine del tour. La malcapitata viene posizionata davanti ad un muro di mattoni e le viene intimato di scalarlo, se vuole uscire viva da lì. "Dai, cara, é uno scherzo! In realtà basta che tu ti incastri in questa stretta, tubolare scaletta metallica alta troppissimi metri dal design 'riparatore cavi elettrici', interamente arrugginita e per la maggior parte staccata dai sostegni! E poi, pensa, ho studiato prima il percorso per farci uscire proprio dietro al cinema."

Forse sono finita in un centro di addestramento militare e nessuno mi ha avvertita.
Però non si può dire che questi rustici siano banali.

26 marzo 2007

DIRETTA DAL DOWN UNDER - Ocky Docky

 lunedì, 26 marzo 2007 

Non é che avessi poi molta scelta, al riguardo.
La faccenda é andata così:
GranHacca: E' stato deciso che il tal giorno tu uscirai con il Tale Camminatore.
L: Prego?
GH: Il tal giorno uscirai con il Camminatore, che ha origini gallesi.
L: chi?! ma...
GH: Tu. Col Camminatore. Che ha origini gallesi ed e' un mezzo gigante.
L: cosa?! ma...
GH: camminare. Ti porta sui monti a camminare. Faremo in modo che tu sia ben equipaggiata.
L: come?! ma...
GH: a piedi. Partirete dal Punto dell'Iguana Mordace, salirete su per il cammino delle Serpi Astiose, proseguirete per la Rupe delle Avversità, oltrepasserete il Valico della Morte Sicura e il Picco del Tilacino Squartacarcasse. Attraverserete la Palude delle Zanzare Assassine, guaderete il Torrente Tagliaviscere e percorrerere il Sentiero del Fango Imprigionante. Una volta in cima, potrai fare alcune foto, se lo desideri.
L: ... ma... io...
GH: tu, si, assieme al Camminatore Gallese. E speriamo che non piova.
L: altrimenti saremo costretti a rinunciare...
GH: no, altrimenti dovrai metterti il doppio strato di tutti i vestiti. Ci si inzuppa facilmente, lassù.
L: ... ma...
GH: Allora é tutto chiaro. Ricordati il cibo. Le bacche lassù sono tutte velenose e non troveresti molto altro.
L: ma mi chiedevo: bere qualcosa, invece? [conoscersi... hey, ciao... io - amico - augh]
GH: sicuro. Avrete con voi le borracce dell'acqua. E, in ogni caso, una volta ti ho fatto vedere come distinguere le pianticine mortali da quelle da cui si può bere. Have fun.

Il tal giorno era ieri. Ieri era domenica e sono stata prelevata ancora prima del "di prima mattina". Se sono qui a raccontarlo vuol dire che sono sopravvissuta. Se sono sopravvissuta é per puro caso.

Poteva finire così:
(domenica notte) - DRIIIIN!
GH: pronto, casa Hacche.
Camminatore Gallese: salve, sono il Camminatore Gallese. Scusi se la disturbo, ma L. é tornata a casa?
GH: no, pensavo fosse con te.
CG: beh, si, all'inizio. Ma poi ha voluto fermarsi per una pausa. Mi ha gridato qualcosa, di andare in un paese... non ho ben capito. Pensavo intendesse dirmi di proseguire e che mi avrebbe raggiunto. Invece così non é stato. Allora sono tornato indietro, ma lei non c'era più.
GH: capisco. E quanto tempo fa sarebbe successo, Camminatore Gallese?
CG: beh, ormai saranno 5-6 ore...
GH: capisco. Dev'essersi persa nel tratto degli Arbusti Ferocemente Taglienti. Le avevo dato un coltellino, ma forse avrei dovuto spiegarle come estrarre la lama.
CG: magari si é imbattuta in un Azzannapolpacci affamato. Non sono molto socievoli, in genere.
GH: eh, già. Era simpatica, in fondo.
CG: già, per quel poco che la conoscevo...

22 marzo 2007

DIRETTA DAL DOWN UNDER - Let's have some fine conversation!

 giovedì, 22 marzo 2007

All'inizio pensavo di essere io ad avere difficoltà con la comprehension.
Invece é proprio così. Gli abitanti di questo paese colloquiano il non-sense.
Stasera ho assistito a un dialogo con una totale, magnifica discordanza interpretativa. Premetto l'ambientazione, perché merita: un hotel, che qui sarebbe a dire uno di questi pub che quando bevi talmente tanto, ma talmente tanto da non reggerti in piedi, ti affittano una stanza e morta lì. Visto che in questi posti si cena anche, io stavo appunto cenando.

Gran Bel Cameriere: Salve! - bla bla non capibile bla - ti ho spaventata, vero?
L: no...
Gran Bel Cameriere: comunque hai fatto bene, tutto da sola qui?
GranHacca: qualcuno deve aiutare.
Gran Bel Cameriere: a me piace l'inverno.
GranHacca: sai una cosa, figliolo? Devo proprio dirti che assomigli parecchio a quel presentatore figo.
Gran Bel Cameriere: oh, davvero? E' che quando vado a correre sudo parecchio.
GranHacca: massì, quello del programma sugli oggetti d'antiquariato.
Gran Bel Cameriere: é strano, ma quando si ha freddo basta coprirsi, ma quando si ha caldo... uno mica può togliersi la pelle, giusto? E' molto più difficile.
GranHacca: beh, figliolo, non chiedermi di spiegarti questo.

Il Gran Bel Cameriere, piuttosto soddisfatto, sorride, prende i piatti e se ne va.

... ovvio.

19 marzo 2007

DIRETTA DAL DOWN UNDER - one of the most remarkable men I've ever met

 lunedì, 19 marzo 2007

Una mattina di lunedi mattina, spalmando il burro salato sul pane tostato e guardando fuori un giardino in movimento,
il GranHacca dice: stamattina ha telefonato il mio amico. Quel mio amico da cui siamo andati a raccogliere le more, ricordi piccola italiana?
e la piccola italiana risponde: certo che mi ricordo le more, i vestiti larghi, i pappagalli neri con la coda gialla e lo sguardo che può andare avanti e ancora avanti... si che mi ricordo.
e il GranHacca continua: bene. Devi sapere che questo mio amico é una delle persone più notevoli che abbia mai conosciuto. Abbiamo cacciato le foche insieme, una volta, in Antartide, e lui era molto rapido e forte.
C'é una nave che collega questo paese con il grande paese a cui stiamo sotto e ci mette dieci ore. Lui ha fatto quella strada da solo, in canoa.
Questo mio amico - dice - ha un fratello lontano, lassù, nel nord del grande paese sopra di noi. Un giorno ha deciso che sarebbe andato a trovarlo. Indovina come? In bicicletta.
Penso che quell'uomo possa compiere tutto quello che vuole, perché ha un gran cuore. E adesso questo amico se ne sta andando in un altro paese per due anni, per seguire un lavoro a cui non può rinunciare. Mi ha chiesto di garantire per lui e lo farò di sicuro.
Gli ho detto che ho portato una piccola italiana nelle sue terre e che la piccola italiana ha fatto alcune foto ed é rimasta incantata ad ascoltare una cosa che non sempre si trova dove vive lei: l'assoluto silenzio. Ha riso, questo mio amico, e ha detto che per il tempo che starà via, ti presterà la sua casa, se vorrai, piccola italiana.

Accadeva una mattina di lunedi mattina, spalmando il burro salato sul pane tostato e guardando fuori un giardino in movimento.

15 marzo 2007

DIRETTA DAL DOWN UNDER - spinning around water

giovedì, 15 marzo 2007

Prima di partire tutti a dirmi: "e mi raccomando! sappimi dire in che senso gira l'acqua!".
Pare, infatti, che esista una teoria secondo la quale nella metà di mondo a sud dell'equatore, prima di essere risucchiata per sempre, la suddetta acqua girerebbe la sua ultima danza in senso contario.
E' quasi una settimana che sono qui e ancora non l'ho scoperto.
Tanto per cominciare dovrei ricordarmi in che senso gira a casa nostra. Tuttavia, facendo un piccolo sforzo, mi sembra di ricordare le paperette della mia vasca da bagno vorticare in senso antiorario.
Nel lavandino del bagno, così come in quello della cucina, i rubinetti di acqua fredda e calda sono separati, perciò se apro quello di sinistra oh! la teoria si avvera!; se apro quello di destra oh, ma chi si inventa queste cose. Per la doccia vale lo stesso discorso. Anche se ci metto sotto la crapa tentando di creare un getto unico. Tutto dipende sempre dalla mia inclinazione. Ben poco esplicativo in merito si é rivelato anche il vater, che invia il suo getto in maniera anonimamente diretta.
Se qualcuno ha qualche altra brillante teoria sul sud del mondo da farmi verificare, lo dica ora o taccia per sempre. Tanto quando avrò finito di chiudere e aprire l'acqua senza uno scopo, rimanendo come un ebete a fissarla per vari minuti scendere nello scarico, sarà già troppo tardi e ormai avrò perso la mia credibilità.

13 marzo 2007

DIRETTA DAL DOWN UNDER - boasting - non fare tanto il corvetto


martedì, 13 marzo 2007
boasting - non fare tanto il corvetto
Allora, a parte questa cosa che mi sveglio alle 4 di notte e fino alle 8 non so cosa fare.
Ieri sera a cena venivo introdotta all'esclusivo modo di apprezzare le cose del popolo di queste parti. Così, mentre il GranHacca sorseggiava la sua zuppa con l'apposito cucchiaio da zuppa del paese foresto, lentamente diceva: "vedi Italiana, qui da queste parti non usiamo fare molti complimenti a una cosa che ci piace. Se ci piace molto, non lo diciamo. Anzi, diciamo il contrario. Per esempio, se volessi dire a mia moglie che questa zuppa é molto buona, le direi: <beh, questa zuppa é meglio di un tizzone ardente negli occhi>. Oppure, se vedessi una bella ragazza per strada, direi: <potrebbe travestirsi da sacco di patate>."
Il risultato é che ora sono letteralemte terrorizzata ad apprezzare le cose. Potrebbero pensare che in realtà mi facciano schifo e non farmele più. Mica facile, essere gentili lo stesso, eh. Di solito sorrido, mi esprimo con un MMM! entusiasta, mando giù e non dico altro. Quando mi hanno presentato le more fresche -anche da me faticosamente strappate ai rovi- con gelato e una speciale panna locale volevo dire che erano meglio di un pugno nello stomaco, ma non suonava molto convincente...